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Il calcio ostaggio dei pirati, la serie A vuole le armi inglesi per batterli

Il calcio ostaggio dei pirati, la serie A vuole le armi inglesi per batterli

Per fermare i pirati del pallone bisogna togliergli l’acqua. Colpire alla sorgente, oscurare i server in odore di illegalit durante gli orari delle partite: gli inglesi gi lo fanno per difendere l’oro della Premier League, mentre il blocco italiano avviene a valle, su siti ed app. La super injunction un’arma giuridica che consente di chiudere, praticamente in tempo reale, i segnali clandestini. Lo spegnimento a tempo neutralizza uno dei trucchi preferiti dai ladri d’immagine: utilizzare server che al loro interno hanno anche contenuti leciti per rendere pi complesse le indagini e guadagnare tempo. E il tempo tutto in questa battaglia di 90’.

Alla ricetta britannica si ispira la serie A nella sua crociata anti-scrocconi promossa dal presidente Gaetano Miccich, perch il fenomeno ha assunto dimensioni enormi. un crimine che non solo danneggia club e tifosi — spiega il numero uno di via Rosellini — ma priva il movimento delle risorse necessarie per crescere. L’obiettivo difendere il valore dei diritti tv, l’architrave che regge l’intero sistema tanto che nell’ultimo bando sono stati introdotti compensi variabili in base al numero di abbonati. Ma gli iscritti alle pay tv non aumentano, mentre nelle prime 10 giornate di campionato sono stati intercettati, e bloccati, 18 mila streaming fuorilegge. Il dato in crescita rispetto allo stesso periodo del precedente torneo quando a fine stagione si arrivati a 65 mila con Juve, Inter e Milan sul podio delle squadre pi piratate.

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Dall’inizio del monitoraggio (2011-12), gli streaming irregolari sono quadruplicati e il meccanismo si evoluto rispetto ai semplici link alle dirette. Adesso su parecchi siti bisogna registrarsi, pagare tramite carta di credito o bitcoin, per avere le coordinate per seguire il match. Cos l’identificazione, per chi indaga, diventa pi complicata. L’evoluzione tecnologica fornisce sempre nuove armi ai pirati — continua Miccich — e rende necessarie nuove soluzioni anche dal punto di visto normativo.

A far paura il boom delle Iptv clandestine. Qualche giorno fa in provincia di Lecce la Guardia di Finanza ha scoperto una rete che offriva abbonamenti all-inclusive a 10 euro al mese rubando i contenuti a Sky e alle altre piattaforme. Quindici gli indagati fra chi gestiva il traffico, ma potrebbero essere molti di pi, anche i clienti sono finiti nel mirino.

Il sistema noto: per vedere tutto serve un decoder contraffatto, il Pezzotto. collegato a server esteri gestiti direttamente da organizzazioni criminali, che poi s’incaricano anche di riscuotere il canone. Questo tipo di pirateria ha dimensioni industriali e ha persino i suoi antennisti. Vengono stipulati abbonamenti a Sky, Dazn, Netflix, persino a canali esteri. Sulla carta sono legali perch vengono fatti da prestanome o tramite documenti falsi. Poi tutti i contenuti vengono caricati sulla Iptv illecita e ritrasmessi. Chi usa il Pezzotto rischia tantissimo: multe dai 2.500 a 25 mila euro e pene dai 6 mesi ai 3 anni di carcere. Oltre al pericolo di essere sempre tracciato perch l’apparecchio collegato in rete. Quando le forze dell’ordine individuano le centrali di trasmissione, come a Lecce, risalire agli utenti facile.
Sono 600 i casi accertati dall’inizio del torneo, la classica punta dell’iceberg. Stime parlano di 800 mila Pezzotti in circolazione. Le Iptv illecite rappresentano il 6% dei procedimenti avviati dall’Authority delle comunicazioni. Il fenomeno esploso l’anno scorso — spiega il commissario del Garante Antonio Martusciello — era un argomento complesso, ma siamo riusciti a individuare i punti di forza del nuovo regolamento per aumentare le misure di protezione. Rispetto alle prime estenuanti battaglie legali contro Roja Directa i tempi di intervento contro lo streaming selvaggio sono stati ridotti, spesso bastano 3 giorni.

Manca per la diga all’inglese.

18 novembre 2018 (modifica il 18 novembre 2018 | 22:13)

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